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E ORA…BASTAAAA!!! SVEGLIA

 

Chi di voi avendo la possibilità di comprarsi una casa, non se ne prende la massima cura, non la mantiene efficiente, non ne cura la manutenzione, non fa le pulizie, non la mantiene in ordine e non fa ogni cosa è necessaria per far si che la casa non vada perduta, si deteriori, perda valore??? E chi di voi ha dei figli che vanno a scuola, non li accompagna, non li segue, non li aiuta a fare i compiti, non gli da i giusti consigli per superare brillantemente l’anno scolastico? E, ancora, chi di voi avendo avuto l’opportunità di tirare su un bel gruzzoletto di soldi, frutto di sacrifici, stenti e duro risparmio, non pensa di farlo fruttare e quindi non si interessa di investirlo, e successivamente non ne controlla, talvolta maniacalmente, l’andamento, penando per ogni perdita e gioendo per gli utili ottenuti? Per ogni cosa che ci appartiene e soprattutto per quelle che ci stanno più care siamo, in genere, sempre pronti a qualsiasi sacrificio. Perché, dunque, non facciamo nulla per ciò che dovrebbe esserci più caro??? E cosa può esserci più caro se non l’interesse comune? Cioè l’interesse di tutti, di ciascuno di noi. Nell’interesse comune è implicito il futuro di ognuno, la libertà di ognuno, la dignità di ognuno, la promozione di ognuno, la salute di ognuno, l’abitazione di ognuno, il lavoro di ognuno, la famiglia di ognuno, ognuno di noi stessi, singolarmente. Perché, allora, deleghiamo ognuno di questi delicati ambiti, attraverso il nostro diritto al voto, a dei cittadini come noi, che in virtù di una democratica elezione gestiscono quanto di più caro abbiamo, quando già sappiamo che li rivedremo, li risentiremo, ci sentiremo promettere sempre le stesse cose, alla prossima tornata elettorale? Perché con i soldi, la casa, i figli, facciamo salti mortali per far si che tutto vada per il verso giusto, o meglio, che tutto vada per il verso che noi desideriamo, e con la politica non facciamo la medesima cosa?? Sono consapevole che la sfiducia nelle istituzioni, negli organi governativi e amministrativi, è ormai giunta a livelli massimi, forse mai raggiunti, ma il fatto di arrendersi, anche se talvolta dinanzi a fatti eclatanti e scoraggianti, non dovrebbe essere mai considerato. Dobbiamo interessarci alla vita politica delle nostre città, regioni, nazioni, esserne promotori, sostenitori, educatori, critici, segnalatori, denunciatori. Chi siede tra i banchi nelle aule consiliari comunali, regionali, nazionali, è un nostro delegato, un nostro dipendente, un esecutore della nostra volontà. È successo purtroppo nei secoli che la delega si è trasformata in POTERE, ed allora i nostri "delegati" si sono fatti leggi, regolamenti, decreti a loro piacimento, per far si che il cittadino possa inserirsi sempre meno nelle scelte importanti e che non interferisca con le loro decisioni, che talvolta, sempre più spesso, hanno poco a che fare con il bene comune. Ma noi non dobbiamo demordere. Dobbiamo credere che un paese nuovo è ancora possibile, che delle città in cui amministrazione comunale e liberi cittadini comunicano e collaborano, possono esistere. Talvolta per farsi sentire, un padre deve alzare il tono della voce, intimare un ceffone o una tiratina di orecchi; tutto per il bene del figlio. Anche noi siamo chiamati a farci sentire, a non inghiottire più bocconi amari. Il voto mantiene, tuttora, un valore, un significato ed una leva sui governanti molto importante, anche se molto limitato in quanto ormai praticamente si può decidere solo su destra e sinistra. Siamo chiamati quindi a far valere il valore del nostro voto, anche se piccolo. Quando i politici si trovano tanta gente contro si vedono sottrarre gradimento, apprezzamento e sicurezza per le prossime elezioni. Per cui siamo chiamati ad indignarci, manifestare, scrivere, denunciare alla Procura della Repubblica o al Difensore Civico (nei comuni che hanno al fortuna di averlo – a Marsala lo aspettiamo da ormai quasi 2 anni) ogni ingiustizia che notiamo, ogni carenza, ogni lentezza burocratica, ogni superficialità, ogni cosa che possa nuocere il bene comune. Molti mi "accusano" di spregiudicato ottimismo, troppa fiducia nel prossimo, esagerata speranza. A questi, ad ognuno di voi e prima di tutto a me stesso dico che "Sperare vuol dire rischiare la delusione. Ma il rischio va affrontato perché il massimo rischio nella vita è di non rischiare mai. Soltanto chi rischia è libero". Tuttavia c’è da dire, a quanti soprattutto sono un po’ difficili a muoversi, che solo sperare non ha mai aiutato a realizzare qualcosa. Dice infatti il proverbio "Chi di speranza vive, disperato muore". Bisogna quindi sbracciarsi, rimboccarsi le maniche, compromettersi se c’è bisogno, sporcarsi le mani, metterci la faccia, rischiare, investire tempo e talvolta anche denaro. Insomma ci dobbiamo dare una mossa. Spesso vedo invece nei bar, dal barbiere, al supermercato, in giro per le strade, sedute in una panchina in piazza, gente che non fa altro che lamentarsi dinanzi alle tantissime ingiustizie a cui ogni giorno deve sottomettersi, senza però lamentarsi nelle legittime sedi, con i dovuti modi e gli adeguati metodi. È arrivata l’ora di svegliarci e di svegliare gli altri. Oppure sarà sempre più buio pesto! Uniti possiamo farcela!

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